Normativa: pedalata assistita; quando è “a norma”?

Negli ultimi anni, una maggiore sensibilità per i temi della mobilità sostenibile nelle grandi città, sta favorendo la diffusione della bicicletta come mezzo di locomozione per gli spostamenti abituali in città.

In alcune città, data la particolare conformazione orografica, si sta diffondendo l’uso della bicicletta elettrica o a pedalata assistita. Laddove, infatti, in città collinari, caratterizzate da pendenze a volte proibitive per una persona non particolarmente allenata, oppure quando le esigenze di lavoro impongono un abbigliamento più curato, la bicicletta “pura”, muscolare, viene vista come “impraticabile” nella vita di tutti i giorni anche da parte di chi usa la bici ad uso sportivo o ricreativo.

E’ il caso di Napoli, città in cui la bici è lontana dalla tradizione, dove si sta maturando la consapevolezza che la bicicletta può rappresentare una valida alternativa all’auto o allo scooter. Molti mostrano entusiasmo per questa soluzione, ma c’è chi brancola nel buio rispetto alla normativa, confuso tra informazioni parziali o superficiali e “sentiti dire” senza troppo fondamento.

Proviamo, qui, a fare un po’ di chiarezza partendo dal fondamento della normativa che è il Codice della Strada vigente.

Il Codice della Strada, all’art. 50, definisce i velocipedi come “veicoli con due o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali ed analoghi dispositivi azionati dalle persone che si trovano sul veicolo; sono altresì considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita, dotate di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale e continua massima di 0,25 Kw la cui alimentazione è progressivamente ridotta ed infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima, se il ciclista smette di pedalare”

Alla luce del dettato normativo non vi è dubbio che una bicicletta con motore fino a 250W sia un velocipedo a tutti gli effetti.

Oltre tutto, la potenza di un motore di 250W è più che sufficiente a “scalare” anche le salite più impegnative.

Ben altra cosa è quando si ha a che fare con motori di potenza superiore: da una parte, sforano il limite di potenza previsto dalla norma per un velocipede, dall’altra non rientrano nella possibile disciplina del ciclomotore, in quanto manca l’omologazione e tutta la documentazione ad essa connessa, ivi compresa la targa del veicolo e tutti gli obblighi di dotazione e comportamentali conseguenti (casco, patentino, assicurazione, bollo, ecc.).

Altrettanto vale per tutto ciò che consente il movimento del veicolo senza che il ciclista pedali, come ad esempio la manopola dell’acceleratore. Essa non è assolutamente consentita ad un velocipede, e, oltretutto, come detto sopra, non vi è la concreta possibilità (e probabilmente non è minimamente nelle intenzioni di chi usa tali mezzi) di regolarizzare il “manufatto”.

Quindi, in conclusione, vige il detto “hai voluto la bicicletta e pedala!”, magari con “l’aiutino” … e senza esagerare !

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