Riportiamo in modo integrale l’articolo pubblicato sul sito www.vaielettrico.it

“Obbligo di assicurazione per le bici a pedalata assistita?

No, grazie.

Da qualche giorno si leggono notizie riguardanti una proposta della Commissione Europea che prevederebbe l’introduzione dell’assicurazione obbligatoria per le e-bike.

Si tratterebbe di un’assicurazione di responsabilità civile per chi utilizza le e-bike al pari di auto e motocicli. Su molti siti “specializzati” in due ruote e mobilità elettrica si è voluta spiegare in questo modo la proposta di modifica della Motor insurance directive. Un cambiamento alla legge che regola le assicurazioni sui veicoli a motore, presentata dalla Commissione europea il 24 maggio scorso.

Ebbene: da nessuna parte si legge l’esplicita richiesta di far pagare anche i possessori di e-bike, né tantomeno di immatricolazione o obbligo di casco.

… Eppure si è scatenato un putiferio.

La tempesta imperfetta

«Se la proposta di oggi diventasse una legge, sarà richiesta un’assicurazione sulla responsabilità civile che scoraggerebbe milioni di cittadini europei a utilizzare il pedelec. Minando gli sforzi e gli investimenti di diversi Stati membri e dell’Unione Europea per promuovere la mobilità sostenibile». Dice in tutta risposta Adam Bodor, direttore di advocacy della Federazione dei Ciclisti europei.

Dalla Commissione europea, contatta da Vaielettrico, arrivano però alcune precisazioni. «La nostra proposta del 24 maggio, mentre propone di rafforzare le norme vigenti in materia di assicurazione autoveicoli – dicono da Bruxelles – non introduce nessun nuovo requisito per le e-bike.

È opportuno chiarire che tali regole esistono già nella Direttiva in forma attuale. E sempre all’interno di tali regole gli Stati membri hanno il potere di esonerare questi nuovi tipi di veicoli dall’assicurazione sulla responsabilità civile se lo ritengono opportuno. In tal caso, sarebbero i fondi nazionali di garanzia a sostenere i costi del rimborso delle vittime di incidenti causati da questi nuovi tipi di veicoli».

Un “obbligo” dal 2009

La direttiva di cui si fa menzione nelle dichiarazione resa dalla Commissione europea è quella del 2009. Testo già recepito dai vari Stati membri. Infatti una direttiva obbliga gli stati membri a un determinato risultato. Il legislatore nazionale poi sceglierà i mezzi per ottenerlo. La direttiva non può essere applicata parzialmente: essa è vincolante solo per quanto riguarda gli obiettivi da conseguire.

Quindi se dal 2009 in Italia le bici a pedalata assistita circolano,, senza obbligo di assicurazione, oggi, la nuova proposta non può cambiare la situazione.

Infatti la proposta del 24 maggio nello specifico mira a «garantire che le vittime di incidenti automobilistici ricevano l’intero risarcimento dovuto. Anche quando l’assicuratore è insolvente. Inoltre, la proposta faciliterà la mobilità in tutta l’UE attraverso la portabilità della cronologia delle richieste di risarcimento». Inoltre «Per migliorare la certezza del diritto, abbiamo proposto di integrare la recente giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea nella direttiva. In particolare, le regole ora chiariscono che gli incidenti causati durante il normale uso di un veicolo a fini di trasporto, compreso il suo uso su proprietà private, sono coperti».

Insomma la variazioni alla Direttiva vigente riguarda i singoli cittadini e non i mezzi di trasporto. Per questo la Commissione precisa che «biciclette elettriche, segway, scooter elettrici rientrano già nell’ambito di applicazione della direttiva. In linea con la Corte di giustizia europea nella sua giurisprudenza». Gli Stati membri avevano prima e hanno oggi la facoltà di esonerare dall’assicurazione sulla responsabilità civile i motori che ritengono opportuni. «In tal caso, i fondi nazionali di garanzia sosterrebbero i costi del rimborso delle vittime di incidenti causati da questi nuovi tipi di veicoli». “

(ndr) Insomma, le solite strumentalizzazioni da parte di chi, non si sa per quali interessi, vuole ostacolare o rallentare il progresso della mobilità sostenibile e elettrica.

Certo, a pensar male si fa peccato…  ma gli interessi in gioco sono altissimi, tra quelli dei produttori di tecnologie tradizionali, ormai obsolete (auto, moto, scooter), ai produttori e all’indotto dei prodotti petrolchimici, alle catene di distribuzione di carburante, a tutto il comparto della salute che campa anche sul proliferare delle patologie connesse all’aria sempre più irrespirabile nella grandi città, ai politici che (senza nessun interesse !) dovrebbero inimicarsi tutti i signori sopra menzionati (con i quali, invece, intrecciano i loro interessi) …

Alla prossima !

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